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Giancarlo Ferretti

L'impegno sociale dei cattolici

Nella storia e per l'avvenire dell'Italia

INDICE

Introduzione

CAPITOLO 1

TRACCE DI STORIA ECONOMICA

    1.1    L’impero romano e il Cristianesimo

    1.2    Le invasioni barbariche e l’espansione della civiltà araba

    1.3    Dal feudalesimo ai Comuni

    1.4    Le Crociate e la riscossa cristiana

    1.5    Attività manifatturiera, mercantile e categorie sociali dall’XI al XV secolo

    1.6    Le scoperte geografiche e le invenzioni dell’epoca moderna

    1.7    I nuovi orizzonti dell’economia nel XVI e XVII secolo

    1.8    I poveri e la filantropia

CAPITOLO 2

LA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE

L’UNITA’ DELL’ITALIA

    2.1    L’illuminismo e la Rivoluzione francese

    2.2    L’industrializzazione

    2.3    La questione sociale. L’economia come fondamento della politica

    2.4    Liberalismo, socialismo e marxismo

    2.5    I cattolici liberali ed il romanticismo politico religioso

    2.6    L’unità italiana. Roma capitale e la libertà della Chiesa

CAPITOLO 3

LA DOTTRINA SOCIALE CRISTIANA

 

    3.1    Il Cristianesimo sociale

    3.2    Gli alfieri della corrente cristiana e le grandi opere benefiche

    3.3    La prima guerra mondiale e la rivoluzione sovietica. Fascismo e nazismo

    3.4    La seconda guerra mondiale

    3.5    Il dopoguerra

    3.6    Giovanni XXIII, Paolo VI ed i segni del rinnovamento

    3.7    Giovanni Paolo II: i diritti umani, la dottrina sociale e  l’impegno per la pace

CAPITOLO 4

I PARTITI ITALIANI DI ISPIRAZIONE CRISTIANA

    4.1    Il Partito popolare italiano

    4.2    La Democrazia cristiana

    4.3    Il bipolarismo: crisi e progetti di rinascita dei cattolici democratici

CAPITOLO 5

ALCUNE QUESTIONI APERTE

    5.1    Moralità pubblica e privata

    5.2    Lavoro e disoccupazione. Le relazioni industriali. La scuola

    5.3    La nuova povertà. La condizione femminile

    5.4    La giustizia nel mondo. La globalizzazione

    5.5    L’ambiente. La guerra. Il terrorismo

CAPITOLO 6

LA SOCIETA’ IDEALE


INTRODUZIONE

Terminata la seconda guerra mondiale e sconfitto il nazismo, gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica lasciarono declinare gradualmente l’originaria alleanza in ostentata rivalità, esercitando la loro preponderante influenza sugli assetti del mondo.

Le loro divergenze ideologiche erano troppo evidenti, poiché queste due grandi nazioni costituivano senza dubbio il punto di riferimento di due diverse concezioni dello stato, dell’economia e della società, destinate a scontrarsi.

Gli Stati Uniti appoggiavano le democrazie capitalistiche, mentre l’URSS egemonizzava le economie pianificate dirette dal potere assoluto del Partito comunista.

La presenza minacciosa delle armi atomiche, se allontanava precariamente la possibilità di un’altra disastrosa guerra mondiale, non impediva altri scontri in specifiche regioni, dove le due superpotenze intervenivano a tutela della loro zona di influenza e per ostacolare la formazione di governi ostili, anche con imponderate azioni di guerra.

Ai nostri giorni, superato tale “equilibrio del terrore”, dopo la caduta del muro di Berlino, avvenuta nel 1989, e dell’impero sovietico a seguito dello smembramento dell’URSS, il progressivo superamento delle divisioni del mondo sembra possibile.

La riduzione concordata degli armamenti comincia finalmente a liberare risorse ed energie da destinare a fini pacifici, pur nei limiti determinatisi, a partire dall’11 settembre 2001, dal criminale attentato alle Twin Towers di New York che ha mobilitato molti Paesi ed in primo luogo gli Stati Uniti, ad aumentare le misure preventive di sicurezza ed a contrastare il terrorismo anche con imponderate azioni di guerra.

Tuttavia lo sviluppo economico, rapidamente realizzatosi nel dopoguerra, ha ampliato le differenze fra paesi ricchi e poveri e l’incremento demografico, la rarefazione delle risorse della terra, l’inquinamento ed il degrado ambientale, le ricorrenti crisi energetiche destano vive preoccupazioni nell’opinione pubblica più accorta e responsabile.

La ricerca scientifica e le conquiste dello spazio frattanto hanno prodotto scoperte e tecnologie importanti in vari settori, particolarmente nel campo delle trasmissioni televisive e telefoniche; si è diffuso nel contempo il consumismo sospinto dalla incessante propaganda dei mass media.

La società si è massificata per la diffusione di comportamenti e valori comuni a tutti gli abitanti del “villaggio globale”, ma il malessere colpisce duramente quegli emarginati i quali, per loro intrinseca debolezza o per mancanza di lavoro, non sono in grado di adeguarsi all’evoluzione della società.

Molti vagheggiano ancora una società migliore e più giusta, proprio mentre il ritmo del cambiamento spesso allontana le generazioni. Sulla scena internazionale, inoltre, ancora molti popoli vivono senza libertà e democrazia o sono retti da governanti integralisti che interpretano l’Islam nelle forme più barbare od oscurantiste.

Alle differenze di tipo razziale od economico, sessuale o religioso ed ai sanguinosi conflitti locali, molti cercano di dare una risposta di solidarietà riaffermando i valori umani.

La Chiesa cattolica [1] ha saputo cogliere ed ha ispirato questi fermenti di fraternità e la dottrina sociale cristiana si è arricchita ed adeguata alle esigenze del mondo contemporaneo. Essa costituisce un patrimonio di insegnamenti integrato da esperienze concrete, sviluppatesi sia nel sociale che nella vita politica, e può orientare i laici nella loro azione per realizzare il bene comune ed armonizzare lo sviluppo che ha profondamente trasformato la società.

La Chiesa, la più antica istituzione del mondo sopravvissuta alle grandi rivoluzioni (2) ed ai suoi stessi errori, sta rafforzando la sua  testimonianza ecumenica anche per dare speranza a quei tanti laici che sembrano ignorare, nei loro comportamenti e nella loro cultura, l’esistenza di Dio.

La dottrina sociale cristiana, dopo la crisi diffusa delle ideologie, il crollo dell’utopia comunista, i constatati limiti del capitalismo liberale, può rappresentare un punto fondamentale di riferimento per realizzare finalmente quella “società ideale” che, pur in diverse accezioni e situazioni, presenti quegli elementi comuni che possono affratellare i Paesi e determinare più giustizia, pace e libertà.

Il Cristianesimo, dall’età romana, ha segnato il corso della storia: Gesù, “figlio” di un artigiano, coi suoi discepoli quasi tutti di umili origini, sfidò il regno di Erode e, indirettamente, la grande potenza di Roma proclamando l’idea dell’egua­glianza di tutti gli uomini, poiché fratelli e figli di Dio.[3]

Il messaggio cristiano, pur rivolgendosi alle coscienze degli uomini per fini trascendentali, iniziò ad orientare le genti verso la libertà e la giustizia e perciò contro la schiavitù, le discriminazioni fra i sessi, la ricchezza considerata come puro elemento di potere o piacere, i governanti malvagi ed oppressivi.

Purtroppo non sempre tutta la Chiesa ha testimoniato coerentemente questo nobile ed universale messaggio, come accadde ad esempio al tempo del Rinascimento, quando essa conobbe la corruzione e quando praticò la vendita delle indulgenze, e quando, nel periodo risorgimentale dell’Italia, dimostrò un ingiustificato attaccamento al potere temporale. Tuttavia tali avvenimenti hanno solo intralciato e mai interrotto il suo millenario cammino.

E’ ora opportuno specificare che questa breve ricerca, dopo una orientativa premessa storico-economica, si concentra sugli sviluppi recenti dell’insegnamento sociale cristiano e sull’esperienza politica dei cattolici italiani, considerati importanti elementi di riferimento per gettare le basi o per concorrere  alla realizzazione  di una società migliore, una società ideale. [4] [5]

Reggio Emilia, settembre 2003                                         G. F.

 

CAPITOLO PRIMO

TRACCE DI STORIA ECONOMICA

Paragrafo 1

L’impero romano e il Cristianesimo

      Il popolo che prenderà il nome da Romolo, come immagina Virgilio nell’“Eneide”, era destinato, per le sue qualità morali, a governare il mondo, superando ogni limite di spazio e di tempo ed a costituire l’“impero che non avrà mai fine”.

      Effettivamente Roma, la “città eterna”, dominò politicamente tutte le regioni bagnate dal Mare Mediterraneo unificando le varie economie regionali, da nord a sud e da est a ovest.

      Dopo la fondazione delle colonie si formò gradualmente un ampio mercato libero con il conseguente benefico superamento dell’angusto regionalismo.

      I Romani costruirono importanti strade internazionali e sconfissero la diffusa ed agguerrita pirateria, facilitando i collegamenti marittimi e gli scambi commerciali.

      Le loro conquiste, dall’Atlantico al Mar Nero, all’Egitto, furono imponenti; l’Italia fu pacificata e le varie province vennero colonizzate nel rispetto delle diverse nazionalità. Essi realizzarono inoltre, con sorprendente lungimiranza, un unico sistema monetario e l’unità dei pesi e delle misure.

      Tutti i popoli furono assoggettati alla lingua latina ed al diritto romano ed ogni religione fu tollerata, ad eccezione di quella cristiana [6].

      Le vittorie militari procurarono ai Romani una moltitudine di schiavi i quali, ponendosi in concorrenza coi lavoratori liberi, specialmente nelle campagne, determinarono l’affollamento nelle città dei più miserabili [7].

      I nobili intanto, che si erano accaparrati le terre pubbliche, avevano incrementato a dismisura i loro latifondi. Essi si opponevano strenuamente alla ripartizione fondiaria in favore del crescente proletariato, al quale veniva offerto lavoro prevalentemente nelle diverse colonie.

      I membri dell’ordine dei cavalieri si occupavano di appalti, di riscossione di imposte e dazi, di industrie, commerci e prestiti in ogni parte dell’impero, acquisendo rilevanti capitali mobiliari.

      Le navi sempre più grandi, le tante strade di cui si ritrovano ancora le tracce ed il servizio postale facilitarono le comunicazioni collegando le regioni e superando l’autarchia.

      I consumatori di tutto l’impero conobbero perciò svariati prodotti e beneficiarono della libera concorrenza.

      Il tenore di vita dei benestanti migliorò ulteriormente e la città di Roma si arricchì di opere imponenti che si estesero in tutta la penisola e nelle terre conquistate, come gli acquedotti, i templi, i bagni, i teatri e le lussuose ville.

      La bilancia commerciale tuttavia era in passivo, poiché le importazioni superavano le esportazioni; la bilancia dei pagamenti acquisì comunque il pareggio grazie alle partite invisibili, costituite dalle imposte introitate nelle province ed anche ai guadagni dei cavalieri e dei pubblicani.

      La penisola italiana divenne allora il centro dei commerci per l’abbondanza dei consumi e perché, nonostante il modesto numero di manifatture, aveva il privilegio della riscossione delle entrate fiscali.

      L’espansione politica però, col trascorrere dei secoli, si rivelò piuttosto instabile, con molti latifondi, con molto lavoro servile, con le classi popolari tenute nella miseria e col gravame di enormi spese burocratiche e militari.

      Fin dal 184 a.C. Catone denunciava i vizi che avevano colpito la stirpe degli aristocratici, la cupidigia e l’amore del lusso, mentre si facevano rare le doti della moderazione, dell’integrità e del valore.

      La diversità delle razze, delle lingue e delle religioni, le molteplici radici storiche furono elementi che, a lungo andare, provocarono la crisi irreversibile dell’impero e della sua economia.

      Tale crisi fu assecondata ed intensificata anche dal sensibile calo demografico e dalla conseguente riduzione dei traffici e delle attività artigianali, al punto che la campagna divenne il principale rifugio.

      Nell’intento di mantenere la coesione politica, Diocleziano cercò di conservare l’unità religiosa, perseguitando i cristiani; essi infatti contrastavano l’idolatria, l’incredulità e l’immoralità del Paganesimo.

      Molti di loro morirono in spaventosi supplizi, in mezzo alle fiamme o dilaniati dalle belve nel Circo, mentre la Chiesa di Roma doveva spesso rifugiarsi, per le sue celebrazioni, nelle catacombe, sotterranei che fungevano da luogo di asilo e di sepoltura.

      Il più mite successore di Diocleziano, Costantino, si convertì cambiando strategia e, con l’editto di Milano, nell’anno 313 d.C., concesse la libertà di osservare il Vangelo [8].

      Il Cristianesimo fu accolto favorevolmente dagli umili e dai poveri ed avversato dai ricchi e potenti, i quali temevano la fine dei loro privilegi. I cristiani vennero da molti considerati come dei ribelli, poiché non riconoscevano il culto dell’imperatore, considerando la legge di Dio superiore a quella dello Stato: in questa contrapposizione trova origine la moderna concezione della libertà individuale.

      Il Cristianesimo divenne poi la religione ufficiale opposta al Paganesimo, ma non potè sollevare la declinante sorte dell’impero.

      Esso non era infatti un partito politico e non era praticato ancora da molti seguaci. La Chiesa di allora riuscì comunque a tramandare, attraverso i secoli, il meglio di quella significativa civiltà caduta ormai in una crisi senza ritorno.

      Il Cristianesimo, confrontato alle religioni provenienti dall’Oriente, risultava la meno  individualistica, la più sociale e la meno contemplativa, poiché esaltava soprattutto la carità, cioè la vita attiva a vantaggio del prossimo.

      L’insufficienza del potere e dell’organizzazione politica provocò il marasma collettivo ed il degrado dell’economia.

      I Romani non attuarono il ricambio sociale e la selezione della classe dirigente; essi non riuscirono ad organizzare la divisione regionale del lavoro, il miglioramento del tenore di vita delle classi diseredate ed un ordinato sviluppo demografico [9].

      Magari è proprio vero: il potere se non si concilia con un ideale di giustizia e di etica, non può durare a lungo.

      Scipione l’Emiliano, quando ebbe la sorte di concludere le guerre puniche e vide in fiamme Cartagine, scoppiò in pianto: forse egli pensava alla città emblematica, Troia, anch’essa distrutta dalle fiamme o forse, come sostiene Polibio che fu testimone oculare, fu preso da un pauroso presagio che lo fece soffrire, pensando che la stessa sorte potesse un giorno abbattersi su Roma. [10]

 

Paragrafo 2

Le invasioni barbariche e l’espansione della civiltà araba

Se fino al III secolo i barbari non costituirono un grave problema per l’impero romano, dal IV al V secolo in poi le loro reiterate invasioni risultarono sconvolgenti.

      Essi abbandonarono i loro boschi, le loro pianure e le loro rozze capanne per migliorare le condizioni di vita.

      Per questo rubavano e si stabilivano con prepotenza in molte regioni.

      Nel 476 il barbaro Odoacre assunse il governo dell’intera penisola italiana e, da quell’anno, la sede dell’impero romano fu trasferita a Bisanzio [11].

      Gli invasori assimilarono gradualmente la lingua e la religione locali mantenendo la struttura amministrativa dei Romani. Teodorico, re dei Goti, si definiva addirittura “servo” dell’impero e si sforzò comunque di attuare un buon governo.

      La Chiesa frattanto si sviluppava anche in regioni lontane conservando ed aumentando, con la sua azione molto diversificata, il loro patrimonio artistico e culturale.

      Dopo la fase del saccheggio, i barbari divennero la nuova classe dirigente della società occidentale, ma non ebbero la capacità di rimediare alla crisi che aveva colpito l’impero. Anzi essi aumentarono le divisioni fra gli abitanti ed il frazionamento dei territori.

      Ad Oriente, dove si erano stabiliti gli imperatori, la situazione sociale ed economica era migliore. Giustiniano promosse allora la riconquista del potere sui territori di Roma antica, tentando di cacciare i barbari; effettivamente i Bizantini, dopo alterne vicende, sconfissero i Goti che per sessant’anni avevano dominato l’Italia e, sostituendosi a loro dal 553 al 573, sfruttarono la penisola, considerandola una provincia del loro impero.

      Intanto Venezia ed Amalfi allacciarono relazioni commerciali coi territori orientali e contennero l’invadenza dei musulmani Saraceni.

      In quel periodo la società italiana e quella occidentale non subirono notevoli cambiamenti; l’economia continuava a fondarsi sull’agricoltura, con scarsi servizi pubblici, mentre la Chiesa restava impegnata nel settore educativo ed assistenziale.

      Nel VI secolo l’Italia subì i danni delle pestilenze e delle carestie ai quali si aggiunsero le prepotenze degli invasori e le dannose esportazioni di schiavi verso Levante; la popolazione diminuì e crebbero le selve, le paludi ed i pascoli [12].

      Allora solo la Chiesa si adoperava per aiutare i poveri, mentre le infrastrutture decadevano e le strade ed i ponti, per l’incuria, spesso andavano in rovina.

      I vescovi ed i monasteri provvidero ad erigere ospizi per i pellegrini, a costruire acquedotti e sistemi di irrigazione, a prosciugare le paludi e ad aiutare gli orfani ed i poveri allo sbando [13].

      Nell’età barbarica il re aveva i più estesi possedimenti terrieri; dopo di lui seguivano i nobili, poi le chiese ed i monasteri. La gente viveva mediante i pascoli e le greggi, sfruttando i boschi e, naturalmente, coltivando la terra.

      Le attività non rurali riguardavano l’elaborazione delle materie prime, gli scarsi servizi delle comunità, i pochi addetti alla burocrazia ed alla cultura, totalizzando un limitato numero di persone occupate.

      Con l’ottavo secolo si diffusero le parrocchie rurali, sparse nel territorio, che contribuirono ad incoraggiare anche la ripresa della vita economica grazie all’azione sociale ed alla feconda iniziativa dei parroci.

      La predicazione cristiana cominciò a produrre condizionamenti nella vita sociale: i ricchi più fortunati venivano invitati ad aiutare i più poveri ed a considerare la ricchezza come un mezzo più che un fine. La dignità della persona venne rivalutata per cui si richiedeva di liberare gli schiavi e di comportarsi onestamente rispettando il diritto.

      Si cominciò anche ad osservare il riposo festivo, per la salute del corpo e dell’anima. La Chiesa condannava coerentemente l’usura e sollecitava i ricchi ad effettuare donazioni, che giungevano numerose e consentivano la creazione di ospizi per i derelitti. Intanto molti servi, per raccomandazione delle parrocchie, ottennero la manomissione e si affrancarono [14].

      Dall’anno 634 iniziò la prima invasione araba nell’impero di Bisanzio. I seguaci di Maometto, il fondatore dell’Islam, la religione dei musulmani, si diffusero in Palestina, Siria, Egitto, Marocco e Spagna [15].

      Essi riuscirono a conquistare, fra l’altro, anche la Sicilia e, nell’846, saccheggiarono perfino Roma.

      Nell’anno 883 distrussero Montecassino, poi invasero Bari, dominando tutto il Mediterraneo, galvanizzati dalla loro religione, fondata sul Corano. Questo libro sacro dei maomettani prescrive, di fatto, la fusione tra il potere religioso e quello sociale, politico e militare ed invita a partecipare alla “guerra santa” contro gli infedeli, onde diffondere la fede islamica. Chi morirà per propagarla avrà in premio un paradiso di delizie [16].

      Quel nuovo impero impose ai sudditi la religione musulmana e gli Arabi divennero la nuova aristocrazia.

      Sul versante economico giunsero sviluppi positivi, con nuove colture agricole; si realizzarono canalizzazioni, frutteti, si coltivarono nuovi cereali e le città si ripopolarono. I commerci rifiorirono potendo contare sui prodotti provenienti dalle province islamiche trattati dai mercanti arabi.

      Venezia restò autonoma riuscendo a controllare il Mare Adriatico ed a mantenere i collegamenti con Bisanzio ed i cristiani d’oriente.

      Le conquiste arabe divisero l’Occidente in due parti: a nord, nel continente, la cristianità con la sua economia specialmente rurale, a sud, con la Spagna e la Sicilia, il mondo dell’Islam, con più intensi commerci e ricchezza.

      Nelle regioni da loro dominate gli Arabi favorirono le piccole proprietà contadine a danno del latifondo signorile; le loro benemerenze nel campo culturale non attenuano comunque in alcun modo i discutibili aspetti di quella loro società: la schiavitù, la guerra e la razzia per acquisire schiavi, lo stato di grave inferiorità della donna e l’affidamento del potere alle più ricche famiglie senza realizzare miglioramenti nella socialità.


[1] I cattolici sono la maggioranza dei cristiani ed osservano la religione definita e praticata dalla Chiesa universale romana; lo sviluppo di questo scritto si riferisce soprattutto alla loro azione nella società. Le altre religioni cristiane, pur nella separazione in atto, per le prevalenti analogie e l’originale comune ispirazione, concorrono ad amplificare nel mondo il complessivo impegno sociale dei cristiani. Il Concilio Vaticano II ha già realizzato significativi progressi nel dialogo tra i rappresentanti delle diverse Chiese.

[2] La rivoluzione francese e la rivoluzione industriale hanno determinato profonde trasformazioni nella vita sociale e politica, propagando i loro effetti ovunque. La rivoluzione francese ha affermato nuovi diritti ed avviato la moderna democrazia; la rivoluzione industriale ha determinato l’era delle macchine, cambiando il modo di produrre.

[3] Ved. John Kenneth Galbraith – Storia dell’economia – Biblioteca universale Rizzoli, Milano, 1994, pag. 31.

[4] Lo sviluppo delle idee sulla economia e sulla società è molto complesso e l’organizzazione del sistema economico ha suscitato diverse proposte quali il capitalismo, il socialismo, lo stato del benessere o economia mista o terza via… Lo stato del benessere si propone con un contratto sociale fondato sui valori di libertà, responsabilità personale, giustizia ed equità. “Si sono coniati nuovi termini per descrivere la via da imboccare, quali sviluppo sostenibile e communitarismo. E’ chiaro che questa terza via offre la miglior prospettiva per liberare in futuro il potenziale umano”. Ved. Colin Blachman –Il Sole 24 Ore- 2000 del 31/12/1999, pag. IV.

[5] Giovan Battista Vico (1668-1743) credeva nei cicli periodici e formulò la nota teoria dei corsi e ricorsi storici. I filosofi suoi successori hanno adottato invece l’opinione che considera probabile il continuo progresso dell’umanità, tentando invano di definirne la legge. La storia effettivamente non ci consente di prevedere con certezza gli avvenimenti futuri… Cfr J. S. Mill – La logica delle scienze morali – VI libro – Traduzione di Antonio Negri – Ed. Il Tripode, Napoli, 1965, pagg. 121/123.

[6] Gesù Cristo nacque a Betlemme in Galilea, durante l’impero di Cesare Ottaviano Augusto, circa nell’anno 753 di Roma. Virgilio nella IV ecloga già narrava di un misterioso bambino portatore di un’era di pace…

[7] Cfr. A. Fanfani – Storia economica – Casa editrice G. Principato, Milano, 1940, pag. 10.

[8] Secondo lo storico Eusebio (Vita di Costantino, 1, 27, 31), l’imperatore Costantino sognò una croce con scritte le parole “In hoc signo vinces” (Con questo segno vincerai). Quella croce divenne l’insegna del suo esercito che ottenne l’importante vittoria del ponte Milvio; per riconoscenza Costantino si schierò decisamente dalla parte dei cristiani.

[9] A. Fanfani – Storia economica – op. cit., pag. 32.

[10] Ved. “Il pianto di Scipione l’Emiliano di fronte all’incendio di Cartagine”, Polibio, XXX VIII, 21.

[11] Odoacre depose il giovane imperatore Romolo Augustulo ed inviò a Costantinopoli (Bisanzio) le insegne del potere, proclamandosi re dei suoi Eruli e protettore dei Romani. Dopo cinque secoli finiva l’impero romano d’Occidente e cominciava l’età medioevale.

[12] A. Fanfani – Storia economica – op. cit., pag. 43.

[13] Il monachesimo, pur nelle sue diverse accezioni, imponeva una condizione di vita somigliante a quella praticata al tempo degli apostoli: i molti monaci si ritiravano in luoghi disabitati e deserti dove conducevano una vita nell’austerità e nella purezza; essi contestavano le degenerazioni nei costumi, la Chiesa secolarizzata e mondanizzata, i compromessi fra il potere spirituale e temporale. Vi erano tuttavia ordini molto variegati; la legge dei benedettini ad esempio stabiliva di pregare, leggere e lavorare, con amore verso gli altri, trascurando se stessi… Molti monasteri attraverso le donazioni ricevute e la bonifica di terreni acquitrinosi o incolti, acquisirono un notevole patrimonio terriero e fecero rifiorire l’agricoltura.

[14] La manomissione era appunto l’atto con cui si restituiva la libertà ad uno schiavo presso i Romani.

[15] Maometto (570-632) da giovane faceva il cammelliere e nei suoi viaggi venne in contatto con ebrei e cristiani, scoprendo il monoteismo. All’età di 40 anni, convinto di essere stato scelto da Dio per divulgare la religione perfetta, si proclamò suo profeta come Abramo, Mosè e Cristo. Cfr. M. Lemonnier O.P. – Storia della Chiesa – Ed. Istituto San. Gaetano, Vicenza, 1981, pag. 213.

[16] M. Lemmonier O.P. – Storia della Chiesa -, op. cit., pagg. 214-215.

 

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