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Charles Delhez

Chiamati alla fede, Vol 1°

INDICE DEL PRIMO VOLUME

Presentazione

    DIO

      1. Libero di credere

      2. Accertare l’esistenza di Dio

      3. Troppe traduzioni della Bibbia...

      4. Solo il Padre è Dio?

      5. I nomi di Dio

      6. Dio Padre, creatore del mondo?

      7. Una energia creatrice?

      8. Se Adamo ed Eva non sono esistiti...

      9. La Bibbia e gli storici

      10. All’inizio o alla fine?

      11. Un Dio malvagio, o un Dio di amore?

    GESÙ

      12. Perché ha atteso?

      13. Gesù smarrito nel Tempio

      14. Spinto dallo Spirito Santo ad essere tentato

      15. Le premonizioni di Gesù

      16. L’amore, un comandamento?

      17. Soltanto due comandamenti?

      18. Le beatitudini nella vita di tutti i giorni

      19. Pietro e Giuda

      20. Il buon ladrone

      21. La risurrezione: mito o simbolo?

      22. I vangeli della Pasqua

      23. Gesù: una favola?

      24. La data della Pasqua

      25. Gesù salvatore. Perché e come?

      26. L’“ottavo giorno”

    MALE E SOFFERENZA

      27. La crudeltà del mondo

      28. Rallegratevi nella sofferenza!

      29. La sofferenza dei fanciulli

      30. I due pulsanti

      31. Offrire la propria sofferenza

    MORTE  e ALDILÀ

      32. Una prova dell’aldilà

      33. Affrontare la morte di una persona cara

      34. Atei ed eternità

      35. Al momento della morte

      36. Il giudizio di Dio sull’uomo

      37. Il karma

      38. Dio ti punirà!

      39. Il limbo

    CHIESA, POPOLO DI DIO

      40. La Chiesa romana

      41. La Chiesa: una setta che ha avuto successo?

      42. Pluralismo

      43. In ribasso...

      44. Una Chiesa incolore

      45. La richiesta di perdono del Papa

      46. Come si diventa diacono

      47. Una comunità autenticamente cristiana?

      48. Il celibato di Gesù

    SACRAMENTI

      49. La libertà dei bambini

      50. Il battesimo dei bambini in pericolo di vita

      51. La messa, un mezzo come altri?

      52. Il posto dell’Eucaristia oggi

      53. A proposito del “Credo”

      54. Celebrazione in assenza del sacerdote, o comunque messa?

      55. Le intenzioni della messa

      56. Varietà di liturgie

      57. Inevitabile confessione?

      58. «Estrema» unzione

      59. L’unzione degli infermi

      60. Matrimonio civile e matrimonio religioso

      61. La benedizione nuziale

    MORALE

      62. La Chiesa ha ancora regole?

      63. I peccati gravi

      64. Abbiamo la libertà del male?

      65. Scomunica o perdono?

      66. Rapporti pre-matrimoniali

      67. E i celibi?

      68. Anticoncezionali

      69. Bibbia ed evoluzione sociale
      70. Vivere nella fiducia

      71. Vacanze: soli sconosciuti

      72. Rivelazioni private, rivelazioni di Dio?

      73. La libertà

      74. Amare se stessi

    FEDE

      75. Dio non è morto!

      76. Il Credo di Nicea-Costantinopoli

    PREGHIERA E SPIRITUALITÀ

      77. Difficoltà di pregare

      78. Il finale del Padre Nostro

      79. Dare del “tu” a Dio

      80. Libertà?

      81. Oroscopi... e dintorni

      82. Che cosa manca alle sofferenze del Cristo?

      83. Benedizioni ...

      84. C’è salvezza fuori di Cristo?

      85. Rivelazioni diverse?

    MARIA E SANTI

      86. Maria, una dea?

      87. Bisogna pregare Maria?

      88. Beatificare Pio XII?

DIO

Libero di credere

«Sento sempre più sovente dire che Dio non esiste...».

Diversamente da quanto accade per un teorema di geometria, non è possibile provare che Dio esiste o non esiste. Perciò è ragionevole ammettere la sua esistenza, sempre che non si riesca a dimostrare il contrario: quest’ammissione non urta contro la nostra intelligenza, anche se l’argomento va al di là della nostra capacità di comprenderlo. Non di meno, ciò che supera la ragione non la nega affatto.

Fortunatamente, nulla ci obbliga ad ammettere l’esistenza di Dio, perché, altrimenti, l’amore – che ha la sua caratteristica fondamentale nella libertà – non avrebbe alcun senso, e cesserebbe d’esistere.

Quando qualcuno ama lo fa attraverso l’azione: i segni sono l’espressione tangibile dei sentimenti; ma ciò non significa che costui pretenda una risposta dal suo interlocutore, da colui cui offre gratuitamente il suo amore. Per suscitare amore, il segno deve rimanere discreto; se fosse altrimenti, esso sarebbe obbligante, e l’amore cesserebbe.

Che cosa possiamo rispondere a quelli che vanno dicendo che Dio non esiste? Potremmo discutere per ore, ma sarebbe uno sforzo inutile. Piuttosto, il problema sta nel vivere, nel condurre un’esistenza all’insegna della qualità: ma di una qualità talmente alta finché un giorno, probabilmente, quelle stesse persone che oggi vanno dicendo che Dio non esiste, ci domanderebbero: «Che cos’è che ti fa vivere in questo modo?».

Ecco! Solo allora avremmo la risposta giusta....

Accertare l’esistenza di Dio

«Recentemente ho letto che non è possibile dimostrare l’esistenza o meno di Dio».

Non possiamo dimostrare nulla di Dio come se si trattasse di un teorema matematico; ciò non significa che la dimostrazione sarebbe un tentativo irrazionale: anzi, è vero il contrario. Per il credente è più che ragionevole, e conforme all’intelligenza umana, ammettere l’esistenza di Dio. E anche più che logico. Sarebbe infatti un vero peccato se l’infinito di Dio si potesse ridurre alla finitezza della ragione umana.

La fede non ha nulla a che fare con la ragione, perché la supera di molto. Se non fosse così, non potremmo credere. Infatti, che senso avrebbe se Dio, dopo che ci ha dato l’intelligenza ci dicesse: «Sbarazzatevene, e vivete come bestie!». Il teologo afferma che la fede è “trans-razionale”: un termine piuttosto difficile per dire ch’essa rispetta la ragione, ma la supera, perché va ben oltre i confini che impone la ragione stessa. Ora, la teologia non è altro che lo sforzo della nostra ragione per comprendere meglio e di più; ma prima o poi giunge il momento in cui la ragione deve prendere atto che Dio è molto più grande di quello che l’intelligenza è riuscita a capire. Il mistero non sta tanto nel mezzo impiegato per capire, quanto nel fatto che non si smette mai di capire.

Siamo perciò invitati a fare uso della nostra intelligenza per poterci avvicinare sempre più al mistero di Dio; ma è anche vero che l’ultima parola, in proposito, spetta all’adorazione, che è anche frutto dello stupore: «Signore! Sei talmente grande...!».

Il Concilio Vaticano I (1870) ha detto che «si può conoscere Dio con una certa attendibilità mediante la luce naturale della ragione umana, partendo dalle cose create».

Quando diciamo che non possiamo provare l’esistenza di Dio, significa che non disponiamo di alcuna dimostrazione da imporre a qualcuno perché costui cambi idea sull’argomento. Nessuno ci è mai riuscito!

Tuttavia, agli occhi di chi ha compiuto il passo della fede l’ateismo appare come improbabile e contrario alle esigenze della ragione. Le prove dell’esistenza di Dio, così come le ha esposte la filosofia, non servono per convincere alcuno, ma soprattutto non recano contributi di rilievo all’intelligenza.

GESÙ

Perché ha atteso?

«Perché Gesù ha atteso tutto questo tempo prima di manifestarsi per salvare il genere umano?».

La manifestazione di Gesù duemila anni or sono non è un ritardo che possiamo addebitare a Dio. L’essere umano non è stato creato d’un tratto, ma in divenire. La Storia è un lungo cammino attraverso il quale l’uomo si sottrae all’animalità per rivestirsi sempre più di umanità; una strada nella quale egli passa dalla condizione infantile all’età adulta (vi è già arrivato a questa età?!).

Provate ad immaginare l’Incarnazione al tempo dell’uomo primitivo: tutto sarebbe rimasto sconosciuto. Poiché la venuta del Figlio di Dio e il messaggio di cui egli è stato portavoce riguardano l’umanità intera, occorreva che il genere umano fosse già come una grande famiglia, ove fossero già presenti scambi tra popoli, relazioni umane piuttosto avviate, confronti possibili tra culture. All’inizio dell’èra cristiana, in Palestina, ciò era già possibile: vi era un primo abbozzo di quello che oggi conosciamo. L’umanità incominciava a prendere coscienza della propria identità, ed era giunto il momento di accogliere colui che era venuto «per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi» (Gv 11,52). Ireneo di Lione utilizza il termine ricapitolazione. L’umanità non poteva essere ricapitolata altrimenti al cuore di Dio; ciò suppone il fatto ch’essa avesse rapporti internazionali, ma soprattutto una cultura giunta ad un certo grado di maturità. Dio voleva stringere un’Alleanza con un “interlocutore adatto, appropriato”.

Ricordiamo, infine, che la venuta del Figlio di Dio in un certo momento della Storia non significa affatto che tutti coloro che sono vissuti prima non hanno trovato la salvezza. Nel Credo recitiamo che Gesù è disceso negli inferi (luogo che non è quello che noi oggi crediamo – cioè un luogo di pena – ma ciò che in quel tempo credevano che fosse il regno dei morti). Prima di risuscitare, egli è dunque andato alla ricerca di tutti coloro che giacevano nell’ombra della morte per trascinarli con sé, nella sua vittoria sulla morte.

Per noi uomini esistono un prima e un dopo; per Dio, invece, vi è una umanità con la quale egli vuole stabilire una Alleanza definitiva, e che per salvarla definitivamente, si fa uomo.

Le premonizioni di Gesù

«Se Gesù annunciava la fine dei tempi, conosceva il futuro?».

Quando la mamma dice al figlio di piantarla perché altrimenti si fa male, non afferma di conoscere il futuro, ma vede nel presente gli elementi per scorgere l’esito del comportamento del figlio in una determinata situazione.

Quando Gesù descrive la fine del mondo non fa altro che metterci in guardia: esattamente come lo fa quella mamma. Le parole di Gesù sono di speranza, perché quando quei fatti si riveleranno, bisognerà sollevare la testa, perché la liberazione dell’umanità sarà sopraggiunta (Lc 21,,28).

A dire il vero, se ci guardiamo attorno, le catastrofi che Gesù annunciava hanno preso consistenza. Il cristiano, però, non è colui che si lagna, ma uno che si dà da fare, e che vede nel Signore la salvezza. Certamente Gesù conoscere il futuro, ma sa che è nelle mani di Dio, che l’ultima parola spetterà al Padre, e che sarà una parola d’amore. Per il resto, Gesù – Dio diventato realmente uomo – è nelle nostre condizioni: confida in Dio perché, quantunque suo Figlio, non conosce il momento: «Quanto poi a quel giorno o a quell’ora, nessuno li conosce, neanche gli angeli nel cielo, e neppure il Figlio, ma solo il Padre» (Mc 13,32). Un modo di dire, questo, che non si tratta di una “ricorrenza” come tante altre da mettere nell’agenda, ma che soltanto Dio conosce il futuro.

Pietro e Giuda

«Che cosa ne è del libero arbitrio di Pietro e di Giuda, se entrambi, proprio dalle stesse parole di Gesù, sono coloro che lo tradiranno?».

Non c’è dubbio che il loro libero arbitrio fosse totale! Non dimentichiamo però che Gesù conosceva bene il cuore dell’uomo, e tanto più di Pietro e di Giuda. Non aveva bisogno d’essere un grande profeta per comprendere che i sentimenti di Giuda nei suoi confronti andavano deteriorandosi giorno dopo giorno. Gesù sapeva benissimo della tresca tra Giuda e i Sommi Sacerdoti: avrà certamente visto Giuda andare e venire dal gruppo dei discepoli! Quando Gesù gli svela che sa bene che lo tradirà, è un modo per dirgli insieme tutte queste cose: «Bada bene  che non sono uno sprovveduto: so quello che stai facendo; ma non credere che io reagirò con la forza! Di certo, tu mi abbandoni e mi consegni ai carnefici, ma questo non mi impedirà di fare la volontà del Padre mio: vale a dire quella di amare fino alla fine. Anche di questo tuo tradimento il Padre farà qualcosa di santo».

Pietro, da parte sua, è un grande presuntuoso! Egli non è nuovo a questi colpi di entusiasmo, e non è la prima volta che reagisce tutto d’un pezzo. E Gesù, che conosce bene la sua generosità, ma anche la sua debolezza, lo mette in guardia contro la sua facile temerarietà soltanto perché non è ancora con le spalle al muro. Era sufficiente che il povero Pietro si rimettesse a Gesù: «Non indurmi in tentazione», e tutto si sarebbe aggiustato. Invece...

Ecco come possiamo intendere queste profezie di Gesù; ma non dimentichiamo che questi testi sono stati scritti in seguito ai fatti accaduti. In quel momento occorreva infatti che si dimostrasse che Gesù era andato avanti per la sua strada nonostante quegli “intoppi”, piuttosto che addossare a quei due la responsabilità di quel tragico finale. è un modo per dire che Gesù sa bene quale strada percorrere per la salvezza dell’umanità, e ci va con assoluta libertà, senza costrizioni o “induzioni”.

In modo paradossale, questo tipo di predizione di Gesù evidenzia la sua profonda e inalienabile libertà.

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