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Claude e
Jacqueline Lagarde
Catechesi biblica
simbolica
la catechesi della tradizione
e del futuro
INDICE:
- PRESENTAZIONE (M. Gabriella De Gennaro Pellegrini)
- NARRAZIONE SIMBOLO
ECO DI UNA PAROLA CHE SALVA (Dario
Vivian)
- CATECHESI BIBLICA SIMBOLICA (Claude e Jacqueline Lagarde)
- PEDAGOGIA DELLA CATECHESI BIBLICA SIMBOLICA
Sequenza per i fanciulli (6-8
anni)
Sequenza per il II° ciclo elementare
(9-11 anni)
Sequenza per giovani adolescenti
(Dio è scomodo?)
Allegato A
Allegato B
PRESENTAZIONE di Gabriella Pellegrini
Catechesi Biblica Simbolica
Mi sono imbattuta nella Catechesi Biblica Simbolica quando
stavo cercando un modo efficace, corretto e significativo di fare catechesi con
il Vangelo. Quell’anno l’Equipe Ephéta per la Catechesi Biblica Simbolica,
fondata e animata da Claude e Jacqueline Lagarde, festeggiava i 20 anni
dell’associazione con un convegno internazionale a Parigi. Incuriosita dal
fatto che questa proposta catechistica utilizza le Scritture come contenuto
degli incontri di catechesi fin dalle prime classi elementari, mi sono iscritta
al convegno, pensando che in ogni caso avrei fatto una bella vacanza a Parigi.
L’incontro è stato decisivo. Ormai da più di cinque anni nella nostra diocesi
la proposta dei coniugi Lagarde trova sempre maggiori consensi, innanzitutto
tra i catechisti perché vedono rinascere l’interesse dei ragazzi e di
conseguenza tra i genitori, incuriositi per il lavoro dei figli, tanto diverso
da quello a cui erano abituati.
Pedagogia della parola
L’approccio trova il suo fondamento nella catechesi dei
Padri della Chiesa, con la sua peculiarità biblica e le sue radici ebraiche,
che ne fanno una vera pedagogia della parola. È proprio l’educazione
della parola l’obiettivo che si vuole raggiungere. Con la parola infatti diamo
senso alla nostra vita: essa è il modo umano di legarsi, dall’interno, al
mondo, agli altri, a noi stessi e naturalmente a Dio. Esprime l’orientamento
che desideriamo dare alle situazioni di vita e manifesta ciò che abbiamo dentro,
la nostra interiorità. L’atto verbale è espressione dell’anima e caratterizza
l’essere umano, ma la parola è divina prima di essere umana. Certo essa può
anche essere menzognera, doppia, melliflua o vendicativa, ma educata a poco a
poco, a contatto con la Parola di Dio, diventa capace di “dire” la Bibbia e la
liturgia per illuminare e nutrire la propria esperienza umana (parola
biblica esistenziale) narrata alla maniera di un racconto di Alleanza,
attraverso le immagini biblico-liturgiche contenute nelle Scritture.
La parola può ridire il mondo esterno, e solo quello,
allora è strutturata secondo le logiche di quaggiù, oppure sgorga dal cuore di
Dio, all’interno del cuore stesso dell’uomo. Il bambino con il suo pensiero
concreto - parola concreta - può soltanto far corrispondere una parola ad ogni
cosa che lo circonda; il progetto è quello di farlo accedere - una volta adulto
credente - alla parola d’amore che illumina e dà senso al dono di sé, alla
Croce. Se, infatti, la parola è associata al pensiero, modificando la
parola modifichiamo anche il pensiero. Il catechista non si chiede
“Come spiegherò la lezione ai ragazzi?”, ma “Come potrò favorire uno scambio di
parola in verità?” Così nel corso della sua iniziazione il fanciullo, poi
ragazzo, adolescente e adulto, è chiamato ad attraversare tre diversi universi
mentali.
L’uomo esteriore
Il primo è quello dell’uomo esteriore, il
mondo dell’esteriorità in cui ci esprimiamo al primo grado delle parole; fino a
otto anni il fanciullo può esprimersi solo così. In catechesi impara a
conoscere i racconti più importanti del Primo e del Nuovo Testamento, ad amarli
e a raccontarli per se stessi, perché non gli sono presentati per illustrare un
valore o un’idea. Non appena egli conosce più di un racconto, è capace di metterli
a confronto, di cogliere le immagini simili e quelle opposte, anzi è
incoraggiato a far questo dalla scelta dei racconti e dal modo di raccontarli.
Stabilire dei rapporti tra racconti è già un atto spirituale, un atto
d’intelligenza e di libertà personale. Ma sebbene la provenienza sia interiore,
il fanciullo – e spesso anche l’adulto – si pone ancora in esteriorità; però
questa parola comincia a formare lo spirito - l’interiorità - che deve
svilupparsi e riempirsi di immagini in cui Dio vive e parla. Il bambino impara
pertanto ad unire i due Testamenti, tra loro e con la sua esperienza
quotidiana, dando così vita alle Scritture.
Verso i nove anni arriva il giorno in cui l’uno o l’altro
dei racconti biblici cominciano a creare qualche problema. Sembrano “difficili
da credere”, per i fatti inverosimili che raccontano – miracoli ed eventi
straordinari – o per l’“immoralità” che
sembrano presentare – Dio, che ordina di non uccidere, proprio Lui uccide i
primogeniti degli Egiziani! Se questa parola critica non viene coltivata, si
degrada e “marcisce” fino al rifiuto di tutta la Bibbia, spesso insieme alle
“cose di chiesa”.
I simboli
È allora necessario il passaggio al secondo grado, bisogna
operare una ricostruzione spirituale del testo biblico e della liturgia. Il
senso proprio di un’immagine biblica o di una formula liturgica nasconde uno o
più sensi figurati, uno o più sensi spirituali. Il ragazzo scopre così il
secondo universo mentale, quello simbolico dell’interiorità biblica,
impara a scavare il campo delle Scritture, affina la sua parola, acquisisce una
capacità poetica, essenziale alla catechesi cristiana che è risonanza e che l’iniziazione fa praticare nel campo
biblico-liturgico. Fino a undici anni i ragazzi, accompagnati in questo
percorso attraverso le bizzarrie del linguaggio biblico-simbolico, sono
invitati a cercarle e ad esprimerle, per condurle alla preghiera. Il ragazzo è
incoraggiato a interrogare Dio, a dirgli il suo stupore e le sue difficoltà.
Impara a situarsi in un’attitudine di fede e di ascolto della Parola. Se ben
aiutato, a poco a poco accede alla parola metaforica e forse inizia anche a
balbettare un significato secondo, all’una o all’altra delle immagini bibliche
o liturgiche. In catechesi si utilizzano giochi espressamente creati per
permettere una parola personale; la domanda, non appena posta, viene annotata,
discussa da tutti e poi illuminata da un altro racconto biblico, un gesto
liturgico o semplicemente da un’informazione che utilizza altrimenti l’immagine
contestata. Il serpente parla ad Eva nel giardino di Eden, ma il Tentatore non
ci parla ancora oggi?
L’uomo interiore
L’universo mentale dell’uomo interiore, presuppone
una parola biblica esistenziale. Questa comincia ad esser possibile con
l’adolescenza, quando la presa di coscienza della fragilità, le incomprensioni,
le difficoltà di relazione tipiche di quest’età, provocano vuoto o solitudine,
in cui anche il Dio dell’infanzia non trova più posto. Nei racconti biblici
l’adolescente non è più attento alle immagini, ma scopre le relazioni dei
personaggi tra loro, può perfino riconoscersi in alcune situazioni, se
raccontate in catechesi in modo esistenziale. Finché non si installa la nuova
parola biblica esistenziale, continuano il malessere e il disagio; è quindi necessaria
una catechesi adatta, capace di far entrare i giovani adolescenti nella storia
biblica dell’Alleanza. Viene allora proposta una catechesi di progetto. I
giovani organizzati in gruppi di dodici circa, diversi per sesso, indole e
abitudini, vivono insieme delle esperienze, dei progetti in cui ogni membro
s’impegna ad assumere una responsabilità precisa e limitata nel tempo. Non si
tratta essenzialmente di attività religiose, anche se possono esserlo, ma di
scelte diversificate fatte dal gruppo, per arrivare a scoprire che la parola di
fede deve uscire dal solo contesto religioso per investirsi nelle relazioni
umane. Il gruppo dovrà rileggere regolarmente e in verità la sua storia
relazionale; l’animatore s’impegna a introdurre Dio nel racconto che diventa
una storia di Alleanza: Dio parla al cuore delle relazioni. La parola
esistenziale, orientata verso il Signore, diventa allora biblica, perché i
giovani associano la Bibbia e ciò che hanno vissuto insieme. La preghiera
aiuta: quando i giovani sono capaci di pregare gli uni per gli altri su punti
precisi, avanzano nella loro relazione con Dio. La barca dei discepoli sta
affondando, anche il gruppo spesso rischia di affondare, ma come i discepoli i
giovani svegliano Gesù, lo pregano di aiutarli a non affondare e subito il
vento cessa, la tempesta si placa!
Fondamentale diventa quindi il rispetto dei diversi
“livelli di parola”. La Catechesi Biblica Simbolica codifica i vari
livelli con dei colori.
Blu: è la memoria dei testi e delle
immagini. Non è possibile andare oltre se non si conoscono i brani biblici.
Verde: i confronti. L’animatore
aiuterà questa parola, raccontando nel “verde”, cioè accentuando le immagini
che tornano nei diversi racconti. Fino a otto anni un fanciullo può esprimere
solo questi due livelli di parola. Sarà in grado di riferire dei racconti, di
confrontarli, di creare e di pregare nel “blu” e nel “verde”.
Rosso: la domanda. Tra i nove e gli
undici anni si accolgono e incoraggiano gli interrogativi posti dal testo: i
ragazzi raccontano, creano e pregano nel “rosso”.
Giallo: significato simbolico. L’animatore
aiuta la ricostruzione interiore, che verrà solo all’adolescenza, facendo
balenare la possibilità di un significato altro: “E’ strano, forse si dice
così, ma vuol dire qualcos’altro”
Una catechesi nuova e affascinante
L’adulto è già nella parola esistenziale, è immerso nella
vita. Egli acquisisce rapidamente i primi livelli di parola a partire dalle
Scritture e accede abbastanza presto alla parola biblica esistenziale. La
catechesi diventa affascinante, sorprendente e permette passi da gigante anche
a chi ignora tutto della Bibbia. Questo approccio permette di avanzare nel
cammino di fede, apre orizzonti inaspettati e una comprensione sempre nuova
della Parola, che così nutre la preghiera e dà senso alla vita. Infatti seconda
la nostra esperienza la Catechesi Biblica Simbolica “fa maturare la
conversione iniziale, fino a farne una viva, esplicita e operativa confessione
di fede" (DGC n° 82)
Per saperne di più ci si può rivolgere alle molte
pubblicazioni dei coniugi Lagarde, in particolare i tre volumi di sequenze
catechistiche, per le diverse età. “Bible parole d’amour” edito nel 2000 da
Bayard, Parigi, si può considerare invece il compendio della loro ricerca ultra
trentennale sul campo. In questo volume di circa quattrocento pagine, si
trovano i fondamenti teologici, biblici e patristici della scelta operata, insieme
a quelli antropologici e pedagogici. Nel 2001 è apparso a Liegi per le Editions
Publi-Art 2000, un volumetto, più agevole e facile, intitolato “Catéchèse et
prière” (“Catechesi e preghiera”) di cui il Gruppo Emmaus di Vicenza ha curato
la traduzione, pubblicato dalle edizioni Messaggero di Padova con la
presentazione del vescovo di Vicenza, monsignor Pietro Nonis.
Gli autori
Claude e Jacqueline Lagarde sono gli autori di un percorso
catechistico approvato dai vescovi francesi. Esso è frutto della loro ricerca
sul campo iniziata da più di trent’anni e ancora in corso, attraverso verifiche
continue del lavoro di formazione dei coordinatori della catechesi, in Francia
e in molti paesi francofoni.
Da
alcuni anni i coniugi Lagarde tengono i loro incontri di formazione anche a
Vicenza, dove la loro proposta sta suscitando l’interesse sempre più diffuso
delle parrocchie della diocesi e di
diocesi confinanti.
Contenuto del libro
Il
libro si apre con un articolo di don Dario Vivian, direttore dell’Ufficio per
l’Evangelizzazione e la Catechesi della diocesi di Vicenza. Dario Vivian pone
l’accento sulla validità dell’approccio narrativo e simbolico alle Scritture: è
più facile dire chi è Dio, raccontando ciò che egli ha fatto per il suo popolo.
La modalità simbolica, inoltre, favorisce l’incontro nella comunicazione della
fede, perché invita ad accoglierla a livello interiore.
Claude
e Jacqueline Lagarde presentano un’introduzione alla catechesi biblica
simbolica e alcuni esempi concreti di catechesi per adulti e ragazzi, a partire
dal racconto giovanneo delle nozze di Cana. I testi sono frutto della
trascrizione di conferenze tenute a Vicenza. Il linguaggio è parlato, immediato
e vitale. Gli autori si esprimono a volte in prima persona singolare - quando
riferiscono un’esperienza individuale - oppure al plurale, quando le
affermazioni sono frutto di una riflessione di coppia.
Entra qui per acquistare il libro.
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